 |
C O L O R E e
C A L O R E
COD: 0001
Autore: Livio Ferrari
Formato: 17x24
Pagine: 32
Anno: Settembre 1985
Prezzo: € 10 Disponibilità: SI |
| |
|
CALORE E COLORE
In questo volume troviamo delle liriche di Livio Ferrari e delle
fotografie di Graziano Zanin.
Parole che illustrano immagini o immagini che illustrano parole?
Niente di tutto ciò, solo due opere autonome che qui si fondono
integrandosi, dando la stessa visione con due mezzi d’espressione
diversi, usando però la stessa grammatica: la Poesia.
Poesia nelle parole, poesia nelle immagini.
CALORE...
I componimenti di Livio Ferrari (che qui preferisco chiamarlo in
maniera più amichevole col suo eponimo col quale è meglio conosciuto
di Maestro) potremmo dire che nascono dall’Adige, padre di questa
terra chiamata Boara, e in Boara sono le sue radici poetiche. Il
paesaggio, l’aria, le persone, le feste, la lingua, tutto si stempera
nella penna del Maestro, originando delle «creature di parole» che ci
narrano le avventure e le gesta di antichi personaggi. Nessuno di loro
è stato un eroe nel significato comune del termine, nessuno dei
cantati ha compiuto gesta incredibili e meravigliose. Questi
personaggi hanno fatto qualcosa di più grande: sono vissuti tra la
quiete familiare e, a volte tra la lite, hanno lavorato duro e sudato
per i figli, hanno litigato nelle osterie per il punto mancato a
briscola, hanno brigato nelle botteghe per il pezzo di mercé migliore,
hanno in poche parole affrontato la vita, le gioie e le avversità,
questo il loro eroismo. E agli eroi spetta un grande Cantore che canti
le imprese compiute affinchè non se ne perda memoria, perché nel
ricordo Loro vivono. E il nostro Cantore in questione delle loro
imprese ne ha fatto la sua opera, costruendo giorno dopo giorno
l’epopea contadina. Ed è ovvio che raccontando di questi personaggi ne
usasse anche lo stesso linguaggio, lo stesso dialetto: il boarato.
Abbiamo detto che il Maestro ha la poesia radicata nella terra e
difatti lo scenario dove si muovono i nostri eroi è percorso
dall’Adige, padre burbero, che ha portato la terra per i raccolti,
l’acqua per dissetare e lavare i sudori del vivere; e sotto l’Adige si
distende la campagna fertile ricca di frutti e profumi. E se oggi il
paesaggio idilliaco sta per sparire sotto la spinta dell’inciviltà,
ecco che il Cantore da ascoltare nelle umide notti autunnali accanto
al focolare, diventa un propugnatore di cause ecologiche e lancia alti
i suoi strali, aspettando che qualcuno raccolga.
Ma non si toccherebbero le vette della poesia se il Maestro non
tenesse al centro del suo essere l’Umanità. L’Umanità nascosta tra le
tasche segrete della giacca, pronta da sfoderare come una spada
tagliente e con quella prendere le parole e spezzettarle, frantumarle
fino a che il tutto non assuma una dimensione umana, piena di forza e
di semplicità. La semplicità delle poesie, grande virtù del poeta, è
apparente, infatti le liriche sono così ben costruite ed elaborate che
sembrerebbe fossero nate senza alcun sforzo, leggere e calibrate,
trasportate nell’aria tra le ali della Poesia.
L’Umanità ricercata dentro e fuori, nelle figure da descrivere, nei
paesaggi da illustrare, ottiene anche un altro effetto: il calore che
scalda il cuore di chi legge e, sogna dei miti narrati, dei paesaggi
perduti, dei posti segreti dove racchiudersi e non più farsi
raggiungere. Il calore della mente, dello spirito, della religiosità
che nel Maestro è basilare per la sua concezione del mondo, il calore
della semplicità del dialetto che ricorda al di là di ogni
sofisticazione acquisita l’origine nostra.
...COLORE
II nascere in una terra dove l’autunno è dominato da fitte nebbie
impenetrabili e misteriose, dove l’inverno lastrica di ghiaccio anche
l’Adige, dove la primavera si apre con lo sbocciare di mille fiori e
piogge, dove l’estate avvolge tutto con il calore afoso; il nascere in
questa terra porta inevitabilmente ad odiare la nebbia in autunno, il
gelo d’inverno, la pioggia di primavera e l’afa d’estate. Ed è da
questo «odio» continuo, questo borbottio che nasce dal ciclo continuo
delle stagioni, che nasce il mistero dell’insediamento umano in queste
terre. Con le immagini proposte da Graziano Zanin possiamo tentare di
sciogliere il mistero di questo «odio» che lega la gente a questi
posti.
È nell’umido che c’è la vita, nell’umido che si nasce, ed è un ultimo
respiro umido che abbandona la vita. E l’Adige Padre di umidità ne
dispensa in abbondanza. Ogni persona di questi posti sente l’umidità
nelle ossa, è come qualcosa di vivo, come qualcosa di reale che si può
vedere e toccare. Graziano (una persona che mostra delle immagini
«amiche» non può che essere chiamato in maniera amichevole, col solo
nome) questa umidità l’ha compresa e vista, prima con la mente poi con
gli occhi, ed è riuscito a tradurla in fotografia, in deliziosi quadri
che a vederli fanno capire che la gente del posto, quando dice di
odiare la nebbia, l’afa e tutto il tempo in ogni tempo, forse ci
prende in giro e scherza, o forse dice seriamente, ma sa che se non ci
fosse tutto potrebbe crollare, il suo antico mondo e i luoghi della
sua origine svanirebbero e cosa potrebbe restare allora.
Quindi nessun mistero, «solo» un rapporto di odio e amore.
Riuscire a vedere ciò non è facile e, anche quando si riesce a vedere
l’essenza della terra che ci circonda è difficile tradurla. Graziano
c’è riuscito in pieno, ha saputo cogliere il senso, lo spirito della
terra che nasce e si materializza soffice davanti ai nostri occhi. Un
velo d’umidità che dona alle cose, ai paesaggi una luce strana,
soffusa ma accecante anche nella nebbia. E il saper vedere di
Graziano, raggiunge quelle immagini segrete e antiche che dormono in
noi. Lo stelo di una canna ricoperta di ghiaccio, i campi arati e
scavati con solchi lunghi e profondi che si ripercuotono sulle facce
dei contadini, con la pelle quasi conciata come fosse cuoio. Su tutto
risplende il colore, inafferrabile materia modellata dal sole e,
rapita dall’occhio esperto capace di cogliere l’attimo fuggevole e
riproporlo per sempre, come per evocare lo spirito del tempo per poi
guardarlo muti in attenta meditazione.
CALORE E COLORE
Ed è con il calore del cuore e il colore dei sentimenti che suggerisco
di sfogliare e leggere quest’opera, l’integrazione tra i due lavori
come magia nascerà e, aspetteremo con gioia il seguito.
Amedeo Siviero |
|