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P R E S E N T A Z I O N E
Le forme dell’arte sono in continua evoluzione ed è importante, oggi
più che mai, che l’artista sappia scegliere. Se è vero che la scelta è
sempre stata il fattore-chiave dell’espressione artistica, i modi di
rappresentazione visiva attuali le conferiscono un’importanza
capitale.
La creazione artistica contemporanea si serve degli ausili più
diversi; così utilizza l’astrazione per evocare un’idea, si serve
delle sequenze di toni nella musica dodecafonica e delle pause nella
musica elettronica; utilizza materiali d’ogni genere per suscitare
impressioni visive in pittura e scultura, dispone delle parole, con
diverso utilizzo da parte degli autori, per descrivere una situazione
nelle loro opere teatrali, nella loro prosa e nei loro versi.
L’artista ha la possibilità dei mezzi: a lui la scelta.
Dopo la sua scoperta la fotografia si trova in confronto con questo
problema: poiché essa è subordinata ad un certo numero di problemi
tecnici, l’artista deve fare la sua scelta in ogni stadio della sua
creazione, dal momento in cui pensa ad un’immagine fino al momento
della sua realizzazione.
Ed ecco che le fotografie di Graziano Zanin,del quale conoscevamo già
quelle del periodo figurativo, nel corso del quale il paesaggio e la
figura sono stati i soggetti predominanti, se non esclusivi, svelano,
attraverso il mezzo fotografico, una sua nuova scelta : un mondo, una
geografia di forme nascoste nella materia delle superfici lignee e su
manufatti murari prodotte dagli agenti atmosferici col passare del
tempo e dalla mano dell’uomo.
Potrebbe sembrare un giuoco nel quale la magia del caso ha avuto
predominanza rispetto all’azione cosciente ed alla maestria
dell’Autore.
Ciò è però ben lontano dalla realtà perché è ben evidente che le opere
di Zanin sono il risultato di una precisa ricerca in un campo ove le
regole compositive e la qualità estetica risultano ben più impegnative
che in ogni altro genere fotografico ma che egli ha ben risolto con
felice intuito e con la stessa capacità che già aveva dimostrato nei
suoi precedenti lavori. Gustavo Millozzi MFIAP
C O N T R I B U T O
Nelle rocce, nei sassi, nelle pietre è l’impronta della Creazione.
La loro presenza silenziosa e severa ci pone di fronte alla storia
dell’Universo ed al suo mistero.
Per l’uomo d’ogni tempo, le rocce hanno costituito protezione e riparo
diventandone la casa; ne hanno difeso e facilitato l’esistenza
trasformandosi in utensili ed armi.
La granitica imponenza delle montagne e la microscopica leggerezza di
un granello di sabbia sono straordinari segni del fluire inesorabile
del tempo e del lavorio incessante delle stagioni nel ciclo cosmico.
Sono i segni che troviamo nelle pietre delle nostre case, nelle
schegge e nei sassi che calpestiamo lungo la nostra strada o che
sfioriamo nel muro del giardino.
Per questo in ogni foto di “Graffiti e graffiati” c’è posto per una
lettura speciale e fantasiosa che induce ad osservare, con occhi
diversi, il multiforme esistere delle “creature rocciose” che popolano
il nostro vivere quotidiano.
Accanto ad esse sono presenti i tronchi degli alberi che, con la
solida corposità della pietra, si sono stretti in amorosi abbracci
vitali.
E’ in queste immagini un crogiolo di forme e di colori dai quali sono
scaturite alchimie vitali dagli aspetti più differenti, capaci di
rivitalizzarsi grazie alla linfa della nostra fantasia.
Graziano Zanin ci conduce in questo mondo attraverso la proposta di
singolari inquadrature caratterizzate da una specialissima
originalità.
Posarvi sopra lo sguardo e scoprire la cangiante mutevolezza della
materia attraverso la magia della proposta fotografica.
Grazie quindi all’Autore per le opportunità che ci regala con le
immagini di “Graffiti & graffiati”, universo di pietre parlanti, di
cortecce silenziose e religiosità celata negli sguardi di antiche
Madonne che inducono alla meditazione e ad una serenità difficili da
raggiungere nella frenesia del vivere quotidiano.
Ho rivisitato più volte le foto proposte in questa pubblicazione.
Le ho osservate in momenti diversi e piano piano penso di averne
scoperto il segreto.
Tutte appartengono al nostro esistere quotidiano. Sono le pietre delle
nostre case, gli angoli di un muro del nostro giardino, le scaglie di
una corteccia con tracce d’edera che, come piccole dita, frugano alla
ricerca di linfa.
E’ proprio il desiderio di ricerca e di scoperta che, a mio avviso, ha
condotto Graziano ad avventurarsi nella dimensione che ci offre in
questa originalissima esposizione.
E’ tanto diversa dai paesaggi adagiati sulla vastità delle pianure,
accarezzati dal fluire dell’Adige sul quale si specchiano chiese o si
pettinano fluttuanti salici viminari. “Graffiti e graffiati” è lontana
dagli intensi, curiosi, raffinati o drammatici ritratti che rivelano
l’interesse per la persona, per l’altro…
Graziano, raccolte tutte le preziose esperienze fotografiche che hanno
caratterizzato anni di attività individuale o di gruppo, si addentra
qui in un mondo che ci appare insolito, speciale, sicuramente magico e
fiabesco.
Per avervi accesso occorre aprire le immagini dell’Autore come un
libro di racconti e di fantasia.
Allora e solo allora si può camminare come acrobati tra le scaglie
rossicce di rocce nelle quali è ancora presente la potenza della
creazione.
Allora si ripercorre il filo invisibile del tempo che si trasforma in
spazio, distesa bianca: nevosa campagna popolata di ricordi invernali
nella cui spumosa morbidezza si intravedono tracce di colore, di vita
che si rivela. Ecco allora la sagoma di un cagnolino che guarda, forse
la luna, forse una stella lontana…? E nel percorrere lo spazio
offertoci da Graziano possiamo salire, come invisibili folletti sulla
rugosità impervia di tronchi silenziosi, scolpiti dalla severità
operosa delle stagioni che narrano la loro storia sussurrando,
insinuandosi con bisbigli impercettibili nelle fessure più buie ed
inaccessibili.
Quello dell’Autore è forse un viaggio nell’inconscio? Nel nostro
diventare piccolissimi per esplorare i misteriosi anfratti delle
forme? Viaggiando con lui ci si può staccare dalla presenza della
materia, invadendone le molecole attraverso le sottili alchimie della
luce fino ad inabissarsi nella sua leggerezza, come un gioco al
caleidoscopio.
Forse allora si rivela il vero spirito di Graziano Zanin che sta nella
capacità di dare struttura e forma alle semplici realtà, ai soggetti
che si trovano dietro ogni angolo del nostro esistere per scoprire il
senso che vi si cela.
E’ proprio questo l’animo-fanciullo di Graziano che non si piega allo
scorrere del tempo, rivelandosi capace, ora più che mai, di renderlo
fiaba, con la sua bacchetta magica: la macchina fotografica.
Rosetta Menarello
P R E F A Z I O N E
Perché fotografo?
Per “professione amatoriale”, racconto con immagini il territorio,
recupero foto d’epoca, produco documentazione...
Potrei essere appagato. No, sento anche il bisogno (frase fatta e
scontata) di fare qualcosa in più per esternare le mie pulsioni.
E’ ovvio che una certa dose di esibizionismo non può non esserci in
chi si propone, ma certamente/forse, anche questo potrebbe aiutare a
capire la complessità delle cose della vita.
Il certamente e il forse possono stare assieme? è un controsenso?
Probabilmente sì.
Ma il dubbio è interessante. E’ opportuno averne.
I “sicuri di sé” ci sono; forse sono da ammirare o forse da compatire.
Mi piacciono le cose che lasciano libertà e la libertà è quella di
produrre qualcosa di cui si è convinti e nello stesso incerti.
Il perché di questo libro?
Lo propongo perché durante le espozizioni realizzate ho avuto consenso
sulle foto. Desidero quindi condividere permanentemente con altri
questo mio trasporto di ricerca e scoperta verso i particolari che
trasmettono armonia e danno un senso di ordine.
Il dubbio rimane. Ho trasmesso qualcosa?
Certamente a Rosetta sì. La ringrazio sentitamente per quanto ha
scritto e per la “simpatia” che mi dimostra con i suoi scritti.
E’ per questo che, se le sue parole hanno coinvolto più delle mie
foto, non sono comunque invidioso.
Continuerò comunque a fotografare.
Come è stato detto: “Un bambino deve giocare, un adulto deve sognare”.
Io lo faccio anche con la fotografia. L’Autore |