G R A F F I T I   G R A F F I A T I

COD: 0054

Autore: Enrico Maragno e Graziano Zanin

Formato: 23x22 cm

Pagine: 216

Anno: 2005

Prezzo: € 40

Disponibilità: SI     

   

P R E S E N T A Z I O N E

Le forme dell’arte sono in continua evoluzione ed è importante, oggi più che mai, che l’artista sappia scegliere. Se è vero che la scelta è sempre stata il fattore-chiave dell’espressione artistica, i modi di rappresentazione visiva attuali le conferiscono un’importanza capitale.
La creazione artistica contemporanea si serve degli ausili più diversi; così utilizza l’astrazione per evocare un’idea, si serve delle sequenze di toni nella musica dodecafonica e delle pause nella musica elettronica; utilizza materiali d’ogni genere per suscitare impressioni visive in pittura e scultura, dispone delle parole, con diverso utilizzo da parte degli autori, per descrivere una situazione nelle loro opere teatrali, nella loro prosa e nei loro versi.
L’artista ha la possibilità dei mezzi: a lui la scelta.
Dopo la sua scoperta la fotografia si trova in confronto con questo problema: poiché essa è subordinata ad un certo numero di problemi tecnici, l’artista deve fare la sua scelta in ogni stadio della sua creazione, dal momento in cui pensa ad un’immagine fino al momento della sua realizzazione.
Ed ecco che le fotografie di Graziano Zanin,del quale conoscevamo già quelle del periodo figurativo, nel corso del quale il paesaggio e la figura sono stati i soggetti predominanti, se non esclusivi, svelano, attraverso il mezzo fotografico, una sua nuova scelta : un mondo, una geografia di forme nascoste nella materia delle superfici lignee e su manufatti murari prodotte dagli agenti atmosferici col passare del tempo e dalla mano dell’uomo.
Potrebbe sembrare un giuoco nel quale la magia del caso ha avuto predominanza rispetto all’azione cosciente ed alla maestria dell’Autore.
Ciò è però ben lontano dalla realtà perché è ben evidente che le opere di Zanin sono il risultato di una precisa ricerca in un campo ove le regole compositive e la qualità estetica risultano ben più impegnative che in ogni altro genere fotografico ma che egli ha ben risolto con felice intuito e con la stessa capacità che già aveva dimostrato nei suoi precedenti lavori.

Gustavo Millozzi MFIAP

C O N T R I B U T O

Nelle rocce, nei sassi, nelle pietre è l’impronta della Creazione.
La loro presenza silenziosa e severa ci pone di fronte alla storia dell’Universo ed al suo mistero.
Per l’uomo d’ogni tempo, le rocce hanno costituito protezione e riparo diventandone la casa; ne hanno difeso e facilitato l’esistenza trasformandosi in utensili ed armi.
La granitica imponenza delle montagne e la microscopica leggerezza di un granello di sabbia sono straordinari segni del fluire inesorabile del tempo e del lavorio incessante delle stagioni nel ciclo cosmico.
Sono i segni che troviamo nelle pietre delle nostre case, nelle schegge e nei sassi che calpestiamo lungo la nostra strada o che sfioriamo nel muro del giardino.
Per questo in ogni foto di “Graffiti e graffiati” c’è posto per una lettura speciale e fantasiosa che induce ad osservare, con occhi diversi, il multiforme esistere delle “creature rocciose” che popolano il nostro vivere quotidiano.
Accanto ad esse sono presenti i tronchi degli alberi che, con la solida corposità della pietra, si sono stretti in amorosi abbracci vitali.
E’ in queste immagini un crogiolo di forme e di colori dai quali sono scaturite alchimie vitali dagli aspetti più differenti, capaci di rivitalizzarsi grazie alla linfa della nostra fantasia.
Graziano Zanin ci conduce in questo mondo attraverso la proposta di singolari inquadrature caratterizzate da una specialissima originalità.
Posarvi sopra lo sguardo e scoprire la cangiante mutevolezza della materia attraverso la magia della proposta fotografica.
Grazie quindi all’Autore per le opportunità che ci regala con le immagini di “Graffiti & graffiati”, universo di pietre parlanti, di cortecce silenziose e religiosità celata negli sguardi di antiche Madonne che inducono alla meditazione e ad una serenità difficili da raggiungere nella frenesia del vivere quotidiano.
Ho rivisitato più volte le foto proposte in questa pubblicazione.
Le ho osservate in momenti diversi e piano piano penso di averne scoperto il segreto.
Tutte appartengono al nostro esistere quotidiano. Sono le pietre delle nostre case, gli angoli di un muro del nostro giardino, le scaglie di una corteccia con tracce d’edera che, come piccole dita, frugano alla ricerca di linfa.
E’ proprio il desiderio di ricerca e di scoperta che, a mio avviso, ha condotto Graziano ad avventurarsi nella dimensione che ci offre in questa originalissima esposizione.
E’ tanto diversa dai paesaggi adagiati sulla vastità delle pianure, accarezzati dal fluire dell’Adige sul quale si specchiano chiese o si pettinano fluttuanti salici viminari. “Graffiti e graffiati” è lontana dagli intensi, curiosi, raffinati o drammatici ritratti che rivelano l’interesse per la persona, per l’altro…
Graziano, raccolte tutte le preziose esperienze fotografiche che hanno caratterizzato anni di attività individuale o di gruppo, si addentra qui in un mondo che ci appare insolito, speciale, sicuramente magico e fiabesco.
Per avervi accesso occorre aprire le immagini dell’Autore come un libro di racconti e di fantasia.
Allora e solo allora si può camminare come acrobati tra le scaglie rossicce di rocce nelle quali è ancora presente la potenza della creazione.
Allora si ripercorre il filo invisibile del tempo che si trasforma in spazio, distesa bianca: nevosa campagna popolata di ricordi invernali nella cui spumosa morbidezza si intravedono tracce di colore, di vita che si rivela. Ecco allora la sagoma di un cagnolino che guarda, forse la luna, forse una stella lontana…? E nel percorrere lo spazio offertoci da Graziano possiamo salire, come invisibili folletti sulla rugosità impervia di tronchi silenziosi, scolpiti dalla severità operosa delle stagioni che narrano la loro storia sussurrando, insinuandosi con bisbigli impercettibili nelle fessure più buie ed inaccessibili.
Quello dell’Autore è forse un viaggio nell’inconscio? Nel nostro diventare piccolissimi per esplorare i misteriosi anfratti delle forme? Viaggiando con lui ci si può staccare dalla presenza della materia, invadendone le molecole attraverso le sottili alchimie della luce fino ad inabissarsi nella sua leggerezza, come un gioco al caleidoscopio.
Forse allora si rivela il vero spirito di Graziano Zanin che sta nella capacità di dare struttura e forma alle semplici realtà, ai soggetti che si trovano dietro ogni angolo del nostro esistere per scoprire il senso che vi si cela.
E’ proprio questo l’animo-fanciullo di Graziano che non si piega allo scorrere del tempo, rivelandosi capace, ora più che mai, di renderlo fiaba, con la sua bacchetta magica: la macchina fotografica.
Rosetta Menarello

P R E F A Z I O N E

Perché fotografo?

Per “professione amatoriale”, racconto con immagini il territorio, recupero foto d’epoca, produco documentazione...
Potrei essere appagato. No, sento anche il bisogno (frase fatta e scontata) di fare qualcosa in più per esternare le mie pulsioni.
E’ ovvio che una certa dose di esibizionismo non può non esserci in chi si propone, ma certamente/forse, anche questo potrebbe aiutare a capire la complessità delle cose della vita.
Il certamente e il forse possono stare assieme? è un controsenso? Probabilmente sì.
Ma il dubbio è interessante. E’ opportuno averne.
I “sicuri di sé” ci sono; forse sono da ammirare o forse da compatire.
Mi piacciono le cose che lasciano libertà e la libertà è quella di produrre qualcosa di cui si è convinti e nello stesso incerti.
Il perché di questo libro?
Lo propongo perché durante le espozizioni realizzate ho avuto consenso sulle foto. Desidero quindi condividere permanentemente con altri questo mio trasporto di ricerca e scoperta verso i particolari che trasmettono armonia e danno un senso di ordine.
Il dubbio rimane. Ho trasmesso qualcosa?
Certamente a Rosetta sì. La ringrazio sentitamente per quanto ha scritto e per la “simpatia” che mi dimostra con i suoi scritti.
E’ per questo che, se le sue parole hanno coinvolto più delle mie foto, non sono comunque invidioso.
Continuerò comunque a fotografare.
Come è stato detto: “Un bambino deve giocare, un adulto deve sognare”. Io lo faccio anche con la fotografia.

L’Autore